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Forfettario e lavoro dipendente: il limite dei 30.000 euro (35.000 nel 2025-2026)

Dipendente o pensionato con partita IVA forfettaria? Il limite è 35.000 € nel 2025 e 2026 e torna a 30.000 € nel 2027. Quale anno conta, cosa rientra, esempi.

Redazione F24 EditabileAggiornato il 8 min di lettura

In breve

Puoi essere dipendente e forfettario insieme, purché l’anno prima i tuoi redditi da lavoro dipendente, assimilati e pensione non abbiano superato 30.000 €. Il limite è 35.000 € per il 2025 e il 2026: per il 2026 conta quanto hai percepito nel 2025. Dal 2027, salvo proroga, torna a 30.000 € sui redditi 2026. Il limite non si applica se il rapporto di lavoro è cessato l’anno prima.

In questa pagina

Molti aprono una partita IVA forfettaria mentre lavorano ancora come dipendenti, oppure da pensionati. Si può fare, ma la legge prevede una causa di esclusione legata a quanto guadagni dal lavoro dipendente. Il limite per il 2025 e il 2026 è più alto del solito e dal 2027 potrebbe tornare a scendere.

Vediamo quale soglia vale, su quale anno si misura, cosa entra nel conto e cosa succede se la superi.

Qual è il limite di reddito da lavoro dipendente per il forfettario?

La regola è all’art. 1, comma 57, lettera d-ter, della L. 190/2014. Non possono applicare il forfettario i contribuenti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e assimilati (artt. 49 e 50 del TUIR) oltre 30.000 €. La verifica della soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato.

Il limite è stato alzato due volte, in via temporanea:

Anno in cui applichi il forfettarioRedditi che controlliLimiteNorma
2025202435.000 €L. 207/2024, art. 1, c. 12
2026202535.000 €L. 199/2025, art. 1, c. 27 (proroga)
2027202630.000 €, salvo prorogaregola ordinaria, ripresa dal nuovo TUIR

La L. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026) ha sostituito nel comma 12 della L. 207/2024 le parole "l’anno 2025" con "gli anni 2025 e 2026". Il testo è verificato su Normattiva.

Dal 2027 la causa di esclusione passa nel nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 117/2026). Secondo le fonti specializzate si trova all’art. 233, con la stessa soglia di 30.000 € e la stessa eccezione per il rapporto cessato. Per i limiti generali del regime vedi regime forfettario 2026 e 2027. Se stai per aprire la partita IVA, leggi anche come aprire la partita IVA forfettaria.

Quale anno conta per la verifica?

Conta sempre l’anno precedente a quello in cui vuoi applicare il regime. La verifica si fa all’inizio dell’anno:

  • per il forfettario 2026 guardi i redditi da lavoro dipendente del 2025, con limite di 35.000 €;
  • per il forfettario 2027 guardi i redditi del 2026, con limite di 30.000 € se non arriva una proroga.

Il dato da usare è il reddito di lavoro dipendente, quello che trovi nella Certificazione Unica, non la RAL: i contributi previdenziali trattenuti in busta paga non fanno parte del reddito, quindi il dato della CU è più basso della retribuzione lorda.

Cosa rientra nel limite e cosa no?

Rientrano:

  • stipendi da lavoro dipendente, a tempo pieno o part-time, determinato o indeterminato;
  • pensioni, che per il fisco sono redditi di lavoro dipendente;
  • redditi assimilati dell’art. 50 del TUIR: per esempio compensi da collaborazione coordinata e continuativa, compensi da amministratore e borse di studio tassate.

Non rientrano:

  • i redditi soggetti a tassazione separata. Con la risposta n. 102/2020 l’Agenzia delle Entrate ha escluso gli arretrati di pensione degli anni precedenti, perché "rilevano solo i redditi percepiti in via ordinaria". Per la stessa logica dovrebbe restare fuori anche il TFR, che è tassato separatamente: è un’interpretazione coerente con quella risposta, ma confermala con il tuo commercialista;
  • i compensi della partita IVA stessa e i redditi di lavoro autonomo occasionale.

Casi dubbi. La NASpI è tassata come reddito di lavoro dipendente, quindi in linea di principio entra nel conto. Di solito però arriva dopo la cessazione di un rapporto, e in quel caso si applica l’eccezione del paragrafo successivo. Non risultano chiarimenti ufficiali specifici, quindi chiedi al tuo commercialista.

Cosa succede se il rapporto di lavoro è cessato?

Se il rapporto di lavoro è cessato, la soglia non conta. Per l’Agenzia delle Entrate (circolare 10/E/2016, richiamata da risposte successive) rileva solo la cessazione avvenuta nell’anno precedente a quello di applicazione del regime.

Ci sono però dei limiti:

  • se il rapporto finisce nello stesso anno in cui apri la partita IVA, quell’anno la soglia si applica comunque, perché conta il reddito dell’anno prima. Nella risposta n. 368/2021 un dipendente dimesso con preavviso fino al 2021 ha potuto applicare il forfettario solo dal 2022;
  • secondo la prassi riportata dalle fonti specializzate, l’eccezione non vale se nello stesso anno della cessazione hai percepito una pensione o hai iniziato un nuovo rapporto di lavoro ancora in corso al 31 dicembre.

L’altra causa di esclusione: lavorare per l’ex datore di lavoro

C’è anche una seconda regola, la lettera d-bis dello stesso comma 57. Sono esclusi dal forfettario quelli che lavorano in prevalenza per:

  • il datore di lavoro attuale;
  • un datore di lavoro con cui hai avuto un rapporto di lavoro nei due anni precedenti;
  • soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a loro.

Secondo la circolare 9/E/2019, la prevalenza c’è quando più del 50% dei ricavi o compensi dell’anno arriva da questi soggetti. Si controlla a fine anno: se la superi, esci dal regime dall’anno successivo.

La regola non si applica a chi inizia l’attività dopo la pratica obbligatoria per una professione. Non riguarda nemmeno chi è andato in pensione per obbligo di legge.

Le due regole sono indipendenti: puoi rispettare la soglia di reddito ed essere comunque escluso perché fatturi soprattutto al tuo ex datore di lavoro.

Cosa succede se superi la soglia?

Le cause di esclusione si verificano sui dati dell’anno precedente:

  • se sei già forfettario e nel 2026 superi i 30.000 € di reddito da lavoro dipendente, finisci il 2026 nel forfettario ed esci dal 1° gennaio 2027;
  • se apri la partita IVA in un anno in cui la causa di esclusione c’è già, quell’anno applichi il regime ordinario (IRPEF a scaglioni, IVA in fattura, liquidazioni periodiche);
  • quando la causa viene meno, cioè l’anno dopo un anno sotto soglia o dopo una cessazione, puoi tornare nel forfettario se hai gli altri requisiti.

Esempio · Marco: 33.000 € di stipendio

Marco è dipendente part-time e ha una partita IVA forfettaria da grafico (coefficiente 67%).

AnnoReddito da lavoro dipendente dell’anno primaLimiteForfettario?
202633.000 € (anno 2025)35.000 €Sì
202733.000 € (anno 2026)30.000 €No, salvo proroga dei 35.000 €
202733.000 € (anno 2026), ma il rapporto cessa entro il 31/12/2026non si applicaSì, se non inizia un nuovo rapporto ancora in corso al 31/12/2026

Se nel 2027 non arriva la proroga e Marco resta dipendente, dal 1° gennaio 2027 deve fatturare con IVA e i compensi della partita IVA si sommano allo stipendio ai fini IRPEF.

Esempio · Sara: si dimette a marzo 2026

Sara ha percepito 40.000 € da dipendente nel 2025 e lascia il lavoro a marzo 2026 per mettersi in proprio.

  • 2026: i redditi del 2025 superano i 35.000 € e il rapporto non era cessato nel 2025. Per il 2026 applica il regime ordinario.
  • 2027: il rapporto è cessato nel 2026, quindi la soglia non conta e può entrare nel forfettario. Deve però rispettare gli altri requisiti, cioè non più di 85.000 € di compensi nel 2026 e non lavorare in prevalenza per l’ex datore di lavoro.

La soglia di 35.000 euro sarà prorogata nel 2027?

Ad oggi (23 ottobre 2026) non c’è nessuna proroga approvata. Il Documento programmatico di bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre, secondo la stampa specializzata non parla del forfettario. Il disegno di legge di bilancio 2027 non risulta ancora presentato alle Camere.

Una nuova conferma dei 35.000 € non è esclusa, e in Senato c’è anche una proposta di legge per fissare il limite a 40.000 € dal 2027. Ma finché non c’è un testo approvato, per il 2027 il limite è 30.000 €. Le altre date dell’anno sono nelle scadenze del forfettario 2026. Se il tuo reddito 2026 da dipendente è tra 30.000 € e 35.000 €, segui la Legge di Bilancio a dicembre e parlane con il tuo commercialista prima di fare i preventivi per il 2027.

Il calcolatore e il Piano F24 di F24 Editabile calcolano imposta, contributi e F24 del forfettario sui numeri che inserisci. Non verificano le cause di esclusione per te e non inviano nulla all’Agenzia delle Entrate.

Domande frequenti

Posso essere dipendente a tempo pieno e avere la partita IVA forfettaria?

Sì, se il reddito da lavoro dipendente dell’anno prima non supera la soglia (35.000 € per il 2026) e se non lavori in prevalenza per il tuo datore di lavoro. Controlla anche il contratto, che può prevedere obblighi di esclusiva o autorizzazioni.

Il pensionato può aprire la partita IVA forfettaria?

Sì, alle stesse condizioni: la pensione conta come reddito di lavoro dipendente, quindi quella dell’anno prima non deve superare la soglia. Con 32.000 € di pensione nel 2025 puoi essere forfettario nel 2026; se nel 2026 incassi di nuovo più di 30.000 €, nel 2027 non puoi, salvo proroga.

Devo guardare la RAL o il reddito della Certificazione Unica?

Il reddito di lavoro dipendente della CU, che non comprende i contributi previdenziali trattenuti in busta paga. Per questo è più basso della RAL.

Se ho due lavori dipendenti i redditi si sommano?

Sì: la soglia riguarda tutti i redditi di lavoro dipendente, assimilati e di pensione dell’anno, da qualsiasi datore di lavoro o ente.

Se a metà anno supero la soglia esco subito dal forfettario?

No. La soglia si controlla sull’anno precedente: chi la supera nel 2026 resta forfettario fino al 31 dicembre ed esce dal 2027.

Fonti

  1. Agenzia delle Entrate – Regime forfetario, che cos’è (aggiornata il 21/07/2026)
  2. Normattiva – L. 30 dicembre 2024, n. 207, art. 1, comma 12
  3. Normattiva – L. 30 dicembre 2025, n. 199, art. 1, comma 27
  4. Normattiva – D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117 (nuovo TUIR)

Fonti consultate il 23 ottobre 2026. Le norme cambiano: controlla sempre la versione vigente.

Software, non consulenza fiscale. Non trasmettiamo né paghiamo F24 per conto tuo e non prepariamo dichiarazioni. Importi e scadenze calcolati sono stime basate sui dati che inserisci e sulle regole pubblicate da Agenzia delle Entrate e INPS: verifica sempre con il tuo commercialista prima di pagare. Termini.

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